Recensione: Less Than Jake – Greetings and Salutations from Less Than Jake

(Pubblicato su Extra! Music Magazine)

Prendete due Ep, Greetings from Less Than Jake e Seasons Greetings from Less Than Jake, aggiungete un paio di pezzi inediti, condite con schitarrate grintose, trombe e sax pazzerelli e frullate il tutto: avrete l’ultimo album dei Less Than Jake.

Greetings and Salutations from Less Than Jake, la nuova release della band di Gainesville, Florida, è infatti una compilation dei due Ep che la precedono. «Fare uscire cinque canzoni di qualità è meglio che pubblicarne dieci mediocri», è la filosofia che ha accompagnato il gruppo nell’ultimo anno, che con una carriera ormai ventennale alle spalle ha deciso che per una volta poteva prendersela comoda. Così i cinque membri si sono chiusi nello studio personale del bassista Roger Manganelli (per l’occasione anche produttore) e si sono scritti, suonati, registrati e missati le canzoni da soli, tutto fatto in casa e senza pressioni esterne.

Nel giugno 2011 esce il primo Ep e lo scorso febbraio il secondo, entrambi sotto la Sleep It Off, etichetta fondata dalla stessa band. I due lavori, in edizione limitata e disponibili solo ai concerti, sono andati a ruba. Non c’era poi certo bisogno di un genio del marketing per capire che unire i due cd in uno solo e renderlo disponibile nei circuiti di vendita classici sarebbe stata operazione assai fruttuosa, nonché molto gradita dai fans. E allora ecco i dieci brani degli Ep più due inediti reduci dalle stesse sessioni, “ricuciti” insieme formato full-length: il marchio di fabbrica è quello inconfondibile dei Less Than Jake, che al solito mischiano simpaticamente pop, punk e ska a creare una combo di stili travolgente.

Per citare di nuovo le parole della band: «Considerate i due gruppi di canzoni come il sale e il pepe, il burro di arachidi e la gelatina, capito no?». Capito.

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Recensione: Neil Young & Crazy Horse – Psychedelic Pill

(Pubblicato su Extra! Music Magazine)

Il nome di Neil Young viene associato soprattutto a due formazioni, Buffalo Springfield e Crosby, Stills, Nash & Young, nelle quali il musicista ha militato durante la sua carriera. Spesso e volentieri però viene anche affiancato da quello dei Crazy Horse, una backing band, precisamente la backing band con cui il cantautore ha sfornato un bel po’ di album e alcuni tra i suoi pezzi più conosciuti (Cinnamon Girl e Cowgirl In The Sand vi dicono niente?).

Una collaborazione iniziata nel lontano ’69 e che continua fino ad oggi. Il 2012 in particolare è stato un anno prolifico per la coppia Young-Crazy Horse, che infila una bella doppietta in discografia: Americana, raccolta di cover di canzoni tradizionali americane uscito lo scorso giugno e a distanza di neanche cinque mesi il nuovo Psychedelic Pill.

Al numero trentacinque nel catalogo dei lavori in studio del menestrello canadese, l’album è composto da nove brani inediti divisi in due cd, visto che l’ascolto si protrae per quasi un’ora e mezza. Tanta carne sul fuoco quindi, ad iniziare dal brano che apre le danze, Driftin’ Back, il più lungo in tracklist: distorte e conturbanti le corde dell’elettrica vibrano al classico tocco del songwriter, in un’intensa cavalcata folk rock di quasi mezz’ora. Chitarre ed effetti sparati restano al centro della scena anche nei pezzi successivi e si fanno da parte solo per il brano che chiude la prima parte di Psychedelic Pill, il leggero country rock di Born In Ontario, in cui Young celebra lo stato che gli ha dato i natali. Il secondo cd è altrettanto ruvido, graffiante e amplificato, eccezion fatta per la ballata For The Love Of Man. Sono proprio le lunghe parti strumentali, inebrianti “pillole psichedeliche”, la punta di diamante dell’intero lavoro.

La sensazione è quella di un gruppo di vecchi amici che suonano insieme da anni e che si ritrovano ancora una volta nella stessa stanza ad improvvisare e buttare giù note che sgorgano dagli strumenti naturalmente, una dietro l’altra, fluide e imponenti come le cascate del Niagara, al confine con l’Ontario.

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Dum Dum Girls: Intervista a Dee Dee Penny

(Pubblicato su Extra! Music Magazine)

Dum Dum Girls. Un nome che a molti non suonerà nuovo. Per i meno informati parliamo di un quartetto tutto al femminile capitanato da Dee Dee Penny, voce, chitarra e moglie di Brandon Welchez dei Crocodiles (della serie c’è sempre spazio per un po’ di gossip!).

Giacche di pelle, vestitini, chitarre vintage e un sound che spazia dall’indie rock al dream pop, infarcito da una sana dose di attitudine punk. In occasione dell’uscita di End of Daze, quarto Ep della band californiana, abbiamo fatto qualche domanda alla frontwoman.

Raccontaci com’è nato il progetto Dum Dum Girls. Come vi siete conosciute?

È iniziato come progetto solista, poi dopo il primo album, I Will Be, è sorta la necessità di formare una band. Non volevo sprecare l’opportunità di pubblicare qualcosa per la Sub Pop per portare avanti un progetto autonomo. Le ragazze che hanno formato il gruppo erano delle perfette sconosciute, amiche di amici che in qualche modo si adattavano perfettamente con l’estetica e l’attitudine che volevo coltivare. Jules è con me dall’inizio, Sandy da subito dopo e Malia si è unita a noi lo scorso gennaio.

Cosa puoi dirci del nuovo Ep, End of Daze?

È concettuale, nel senso che il suo tono e i suoi temi vengono portati avanti dall’inizio alla fine, anche se non è stato concepito così. Ho scritto e registrato le prime due canzoni alla fine della sessione di Only In Dreams (secondo full length della band, ndr) e sentivo che erano l’inizio di qualcosa di nuovo. Quando poi ho scritto e registrato i demo di Lord Knows e Season In Hell sapevo che l’Ep era completo. Forse ad oggi è la mia pubblicazione più articolata, ma è nato in modo naturale.

Che temi cantate nelle vostre canzoni?

End of Daze inizia nel mezzo della confusione post-trauma. Poi si sposta verso l’apatia, la consapevolezza, l’accettazione e le scuse, per culminare con una sensazione liberatoria. Suppongo siano gli ultimi stadi del dolore.

Che approccio usi verso la scrittura?

Succede e basta. Viaggio così tanto che spesso stacco la spina o metto da parte le mie idee. Poi quando ho un momento libero apro i rubinetti.

Com’è una tipica giornata delle Dum Dum Girls in tour?

Alzarsi il più tardi possibile, che purtroppo non è mai tardi, bere un sacco di caffè, andare in un negozio di cibo biologico, stare nel van a leggere, ascoltare musica, guardare la tv o un film, poi raggiungiamo il posto dove ci esibiamo, scarichiamo, noleggiamo delle bici per fare un giro in città, poi soundcheck, cena, SUONARE. Io finisco fumata strada facendo.

Qualche mese fa avete suonato in Italia. Com’è stato?

Proviamo un sacco di amore per l’Italia.

Avete dei rituali, magari anche un po’ strani, pre-concerto?

Io faccio un tipo di riscaldamento vocale molto bizarro che mi ha insegnato una donna che sembra una strega. Comunque è l’insegnante di Bon Jovi e Cyndi Lauper, quindi le do retta.

Che traguardo vorreste raggiungere come musiciste?

Vorrei lasciare qualcosa di utile e voglio riuscire a trasmettere accuratamente la nostra passione dal vivo.

Concludiamo con un paio di domande meno “standard”. Se aveste una macchina del tempo dove andreste?

Londra, 1977.

Se poteste avere un super potere, qualche sarebbe?

Volare.

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Recensione: Malika Ayane – Ricreazione + Video intervista

(Pubblicato su Onstage Magazine – settembre 2012)

Tempistica perfetta per Malika Ayane, che a distanza di due anni dal secondo disco Grovigli e a quattro dall’omonimo debutto, regala alle stampe il suo terzo album di inediti Ricreazione.

Un lavoro che è quasi un concept, dodici canzoni che raccontano le due grandi fasi che si susseguono in una storia d’amore: quella passionale e irrazionale dell’inizio e quella che subentra in seguito, quando sono la ragione e la consapevolezza a prevalere.

Ricreazione è “volutamente imperfetto perché si rifà all’animo umano”, dove imperfetto è sinonimo di genuino, autentico, vero. Così ad aprire e chiudere il disco ci sono due provini, Grovigli e Occasionale, finiti sull’album con tutte le loro “imperfezioni”, ma pregni di quell’intensità che scaturisce solo dalle primissime interpretazioni di un brano. Si fa volentieri a meno anche di sovraincisioni ed elettronica, davvero scarse, per affidare sentimenti ed emozioni ai più classici e insostituibili piano, chitarre, archi e fiati.

Molte le collaborazioni, da Pacifico a Paolo Conte, passando per Boosta, Tricarico e Alessandro Raina degli Amour Fou, coautore del primo singolo Tre Cose. Di Sergio Endrigo invece le inedite note di The Morns Are Meeker Than They Were, brano-intervallo a metà tracklist, rilassante e delicato.

Opera di Malika, per la prima volta, l’intera produzione dell’album, tutto meno che imperfetta.

Guarda l’intervista video a Malika Ayane

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Belle of the Ball

(Pubblicato su Onstage Magazine – settembre 2012)

I biglietti per i concerti di Lady Gaga si vendono come e più del pane, altro che fabbrica di cioccolato e biglietti d’oro Wonka! Chi ha la fortuna di riuscire ad accaparrarseli per tempo se li tenga stretti perché, esperienza insegna, non ci vorrà molto perché vadano esauriti. Inutile provarci per il prossimo 2 ottobre, quando Gaga tornerà ad esibirsi in Italia al Mediolanum Forum di Assago perché, udite udite, i biglietti sono stati venduti tutti in poche ore!

Tutto nella norma per una del suo calibro, abituata ai sei zeri quando si tratta di vendere dischi, diventata in pochissimo tempo un’icona della cultura popolare e amatissima dalla sua fan base, i suoi “little monsters”, che sanno bene che assistere ad un suo spettacolo (perché chiamarlo solo concerto sarebbe riduttivo) è un’esperienza unica e fuori dal comune.

Si chiama Born This Way Ball il fortunatissimo tour che Lady Gaga sta portando in giro per i cinque continenti, per promuovere l’ultimo lavoro in studio Born This Way. Descritto da lei stessa come un’“electro-metal pop-opera”, era subito stato annunciato come uno show ancora più esagerato di quello portato in scena nel precedente Monster Ball Tour. L’opera è divisa in cinque atti e tocca tematiche politiche e sociali non certo nuove per l’artista italo-americana: «È il racconto dell’inizio, della genesi del Regno della Fama. Di come siamo nati e di come moriremo celebrando», spiega.

La scenografia, ideata dalla cantante insieme al suo team creativo, consiste in un enorme castello medievale, con tanto di mura, torri e lunghe passerelle che circondano il parterre sotto palco, il “Monster Pit” come lo chiama Gaga, la “fossa” pronta ad ospitare «i fans che sono arrivati per primi, quelli che hanno aspettato tutta la notte, che si sono vestiti per il Ballo». Musica, story line, coreografie, effetti speciali. E poi carne cruda, copricapi improbabili e reggiseni-fucile! Ve le siete forse dimenticate le mise stravaganti, eccentriche e molto poco convenzionali di Miss Germanotta? Sono ben quattordici i cambi d’abito che scandiscono l’esibizione, firmati dai più importanti nomi della moda italiana, Armani, Versace e Moschino.

L’attuale regina del pop è pronta ad aprire le porte del suo castello ai fan italiani. Chi non ce l’avesse fatta ad assicurarsi uno dei preziosissimi biglietti “dorati” non disperi, Lady Gaga ha già annunciato l’uscita del suo prossimo album, Artpop, per il 2013 e chissà che non sarete più fortunati al prossimo Ballo.

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The Vaccines – Come Of Age

(Pubblicato su Extra! Music Magazine)

Un po’ indie, un po’ hipster, molto di moda. I Vaccines piacciono tanto anche per questo. E poi, soprattutto, ci sono quei pezzi accattivanti che componevano What Did You Expect From The Vaccines?, album di debutto apprezzatissimo da critica e pubblico. Non c’è dubbio che il punto di forza della band londinese, nata appena due anni fa, siano proprio quelle canzoni semplici e appiccicose, dirette discendenti del rock’n’roll datato ’50 e ’60, ma che suonano anche maledettamente moderne e adatte nel panorama musicale attuale.

E allora formula che vince non si cambia. Sì perché con il secondo album Come Of Age i quattro Vaccines non si può dire che abbiamo sperimentato molto. Tanto meglio. Ritroviamo undici tracce dal sound un po’ vintage, contaminato da vibrazioni shoegaze e schitarrate garage. L’intero lavoro è molto piacevole e di facile presa, di nuovo c’è che le canzoni sono più lunghe di quelle del suo predecessore, caratteristica che ha permesso alla band di vestire i brani di un sound più maturo, corposo e articolato. In tracklist ci sono pezzi come No Hope e Teenage Icon, rispettivamente primo e secondo singolo, entrambi potenziali hits in perfetto stile The Vaccines, e cose nuove come il simil psychobilly di Ghost Town, il punk rock arrabbiato (si fa per dire) di Bad Mood e una spennellata blues in I Wish I Was A Girl.

La sostanza quindi non cambia. Niente bruschi cambi di rotta, solo qualche aggiustatina qui e lì (se necessaria o no decidetelo voi), ma la macchina The Vaccines continua dritta per la sua strada, senza sbandate e di sicuro con la volontà e le carte per arrivare molto lontano.

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The Walkabouts – Life: The Movie. Collected Films & Clips

(Pubblicato su Extra! Music Magazine)

Il viaggio dei Walkabouts (leggi l’intervista) inizia nel 1984, quando Chris Eckman e Carla Torgerson, da sempre colonne portanti della band, si incontrano al college e decidono di unire la loro passione per la musica in un progetto che funziona ancora oggi.

Da allora hanno pubblicato almeno un paio di decine di album tra ep, lavori in studio e compilation, eppure solo ora arriva, quasi da copione per ogni gruppo, il primo dvd. Life: The Movie contiene più di tre ore di materiale inedito che ci porta a scoprire un po’ più da vicino la band di Seattle.

Il punto di forza del film è sicuramente il Live in Prague, registrazione del concerto tenuto nella capitale ceca durante il tour europeo del 2005, già immortalato in precedenza sull’album “Prague”, ma che nella versione video del dvd contiene tre pezzi in più rispetto al cd. Per chi non li ha mai visti suonare i settanta minuti dello spettacolo sono l’occasione per assaporare ed apprezzare l’energia e il carisma che la formazione sprigiona quando si esibisce. Niente fari accecanti, palchi chilometrici o effetti speciali, solo le immagini pure e senza filtri di un concerto genuino: rock cupo, acido, evocativo, intriso del folklore della roots music americana.

Non poteva mancare ovviamente anche qualche immagine di backstage, la sezione Tracking The Walkabouts infatti mostra il gruppo on the road, attraverso riprese dal taglio quasi amatoriale che catturano i momenti di relax sul bus, il soundcheck e tutto quanto succede a una rock band durante un tour. La parte intitolata Walkie Talkie invece include brevi interviste singole ai cinque membri fondatori dei Walkabouts, oltre a Chris e Carla (entrambi voci e chitarre) ci sono Glenn Slater alle tastiere, Terri Moeller alla batteria e Michael Wells al basso, che si lasciano andare a pensieri e riflessioni sulla vita nella band e sui compagni. Last but not least, c’è anche una sezione che raccoglie tutti i video musicali ufficiali del gruppo.

D’obbligo nella collezione di ogni fan e ottimo punto di partenza per chi si avvicina per la prima volta alla musica di questa rock band ormai collaudata.

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